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Avventure seducenti dietro l'angolo di casa.....6-3-2009 di Scuola di Alpinismo Colibrì
Avventure seducenti dietro l'angolo di casa.....
ovvero l’Houte Route della Val Vedasca – da un idea di Paolo Caretti
con Paolo, Paolino, Federico, Andrea e Matteo
Capita che, in barba ai più tragici scenari di global warming, questa stagione ci stia regalando uno di quegli inverni “che sembrano proprio quelli di una volta!” con neve stabilizzata a basse quote e temperature costantemente rigide da parecchie settimane.
Capita anche, che tra il serio e il faceto, con un gruppetto di amici sci alpinisti si discuta, non senza qualche polemica, del valore dello scialpinismo prealpino. Quello a bassa quota, che da qualche anno a questa parte, si concede con sempre mono frequenza a chi sappia gustare la rassicurante dolcezza delle montagne dei laghi, uno scialpinismo plaisir dai grandi scenari aperti alla pianura che regala comunque anche tratti aspri e riserva difficoltà di gran rispetto.
Il nostro guru “diretur” Caretti favoleggiava da tempo di una gran traversata concepita da anni, dopo parecchi sopralluoghi estivi, per la quale, un po’ come l’attesa della “Grande Onda”, si aspettava la stagione giusta per poterla realizzare.
Quest’anno finalmente ci sono le condizioni per affrontare, con ogni probabilità, la prima Alta Via della testa della Val Veddasca!
Partiamo ad un orario da licantropi sci-muniti in un gruppetto ottimizzato di 5 persone e tiriamo dritto fino a Dumenza dove lasciamo un’auto, così come pianificato dal nostro stratega logistico (sempre il diretur!), ci accalchiamo tutti nell’altra e rimbalziamo sulla riva del lago fino a risalire al passo della Forcora (1179 m), punto di partenza del nostro itinerario.
Dal parcheggio assolutamente deserto e sommerso dalla neve, frontali accese, con schiamazzi che poco si confanno all’ora imbocchiamo, sci ai piedi, una strada innevata che si inoltra nel bosco.
Usciti dalla faggeta su un pendio abbastanza ripido, i prime chiarori dell’alba fanno impallidire le mille lucine che disegnavano la riva del lago fino a poco tempo prima e colorano di viola lo specchio del Verbano. Dal primo dosso del Covreto (1594 m) in breve raggiungiamo la vetta del monte Paglione (1554 m) da cui si apre un panorama amplissimo che sarà la cornice di tutta la nostra gita.
La discesa verso la chiesetta di S. Anna dovrebbe essere breve e forse non vale nemmeno la pena di togliere le pelli; ci lasciamo scivolare per una cinquantina di metri e poi basta uno sguardo d’intesa, dietrofront! Prima sorpresa della lunga giornata: sotto gli sci una polverina da sogno e un bel boschetto di faggi davanti a noi, si torna in cima e via le pelli. Il sole basso proietta ombre che rigano la superficie della neve tra gli alberi, sembra di sciare nello zucchero da quanto è secca questa polvere, ci godiamo la scodinzolata e in breve giungiamo a S.Anna (1342 m). Giusto il tempo per rimettere le pelli davanti alla piccola chiesetta con annesso bivacco, un sorso di tè, un boccone e si riprende a salire puntando alla cresta del Gambarogno.
Usciti sulla dorsale ci troviamo in un ambiente con versanti ripidi, cornici e affioramenti di roccia di aspetto alpino che stridono in maniera disorientante con lo sfondo del lago e dei borghi della Veddasca. Breve sosta in vetta (1730 m) buttando un occhio ai pochi romantici sciatori che risalgono con l’impianto dell’alpe di Neggia e poi giù verso la partenza dello skilift. Altro cambio pelli, con qualche curioso che ci guarda stranito, e inizia la risalita verso quello che potrebbe essere il punto critico di tutto il percorso: la salita da nord al Monte Tamaro.
La cresta che dal versante nord sale alla cima del monte Tamaro (1968 m) è un itinerario decisamente “estivo”, come si possa presentare d’inverno, e con queste condizioni di neve, è una bella incognita. Fin dove possibile proseguiamo con gli sci seguendo le provvidenziali tracce di un cisapolatore solitario che evidentemente conosce bene il sentiero, non sarebbe stato facile altrimenti individuare certi passaggi, e poi ce li carichiamo sugli zaini e proseguiamo a piedi. È piuttosto faticoso procedere nella neve fresca ma seguendo il filo di cresta, con qualche roccetta arriviamo in cima.
Qui ci concediamo l’unica foto di gruppo, essere in cima al Tamaro, e in linea con la nostra tabella di marcia, significa che, con ogni probabilità riusciremo a concludere il nostro giro, ora ci attende una breve ma intensa discesa su un ripido pendio fino alla bassa di Indemini dove effettuiamo un altro cambio pelli.
Superato un punto critico poco sotto la vetta, raggiungiamo il culmine del monte Gradiccioli (1935 m), a questo punto davanti a noi solo discesa!
Tolte le pelli per l’ultima volta, affrontiamo il più lungo tratto di discesa di tutta la traversata, ci aspetta un percorso vario e divertente, pendii aperti, ampi costoni, dorsali più decise e qualche passaggio obbligato. Ormai sono passate quasi otto ore dalla nostra partenza e, in queste corte giornate invernali, significa che si iniziano a vedere i colori del tramonto. Il lago acquista una tinta dorata e ci godiamo appieno la discesa su pendii che ci regalano una bella sciata fino a raggiungere un bianchissimo Monteviasco!
Sci in spalla scendiamo dalla caratteristica mulattiera a gradini attraverso il bosco fino al piazzale della piccola funivia. Qui troviamo una simpatica coppia che riporta due di noi a Dumenza da dove, recuperata, la prima auto si torna alla Forcora per la seconda macchina e poi indietro a Curiglia a prendere il resto del gruppo.
Siamo molto soddisfatti del nostro giro, più di tutti probabilmente Paolo che ha concepito questo itinerario molto…de sfroos… che insieme abbiamo incastonato in giornata splendida dove il lago, a nord, abbraccia un grappolo di montagne di confine.
Ps: piccola ma doverosa citazione poetica nata nelle terre del nostro giro:
TERRAZZA
Improvvisa ci coglie la sera.
Più non sai
dove il lago finisca;
un murmure soltanto
sfiora la nostra vita
sotto una pensile terrazza.
Siamo tutti sospesi
a un tacito evento questa sera
entro quel raggio di torpediniera
che ci scruta poi gira se ne va
(Vittorio Sereni)
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